RASSEGNA STAMPA
“Giacomo De Troia e la fascinazione del mistero”.

Se volete la Verità andate da Dio, andate dal Vostro Guru, dentro Voi stessi, amici, perché quello è l’unico posto dove troverete… la verità”. “Peter Finch, in Quinto potere ” …

Nell’attuale degrado sociale in cui cultura ed arte sembrano essere scadute a kitsch, il linguaggio pittorico di DE TROIA ispirato da una qualche Musa, è veicolo di messaggi densi di valori umani, oltre che estetici. Infatti, mentre sul pianeta terra domina, la grossolana razionalità tecnologica che spalanca le porte, già aperte, al NICHILISMO, il Nostro vuole riabilitare i più sacrosanti valori etici come, ad ex.. l’amore per i propri simili. Il raro pregio artistico sta nel saper cogliere e cristallizzare nel GESTO pittorico quegli UNIVERSALI che stanno tramontando, offuscati ed uccisi dal frenetico ritmo di una vita quotidiana in cui non c’è spazio se non per la propria EGOITA’.

Questo mondo pittorico è come dicono i fenomenologi, “messa in opera della verità”. Non solo. Mentre è indirettamente serrata critica della società, diventa medium espressivo di un CREDO che invita il fruitore all’in te ipsum redi.Leggendo le molteplici opere del Nostro balza subito all’occhio una certa predilezione del clown, l’immagine più consona al proprio modus essendi. Straziante figura tragicomica, ben lungi dall’essere frutto di “goffe” mode non è che allegoria della tragica condizione di molta umanità. Emblematico è a tal proposito, IL SOGNO. Qui, in virtù di maestria tecnica e conoscenza anatomica captabili nella positura del corpo e delle mani in totale stato di abbandono, nell’occhio triste che sogna un semplice altrove, è ottima la resa della profonda melanconia attinta all’amaro calice della vita. Metafisica, simbolismo, straneamento, allegoria, sono espressioni di un Es, che parla con i pennelli. Arte, quindi,che si presta ad una lettura in chiave psicologica; sta all’ermeneuta scavare, con tatto e discrezione quanto si cela nel profondo estrinsecato sulla tela. Pare di intuire una forte introspezione, frutto forse di una storia personale vissuta e sofferta negli interrotti e difficili sentieri di vita vissuta all’insegna dell’onirico: che siano sogni mai realizzati? La grammatica pittorica di DE TROIA è pensiero, riflessione, metafora di realtà esistenziale, dialogo continuo con la propria interiorità, quesiti sull’ ENIGMA del vivere e sul mistero dell’essere- nel-mondo. Con pennellata sicura e meditata fissa entropicamente sulla tela attimi rimasti nello spessore della memoria e vissuti così intensamente da non essere più riproponibili nello stesso modo con il pennello. Il Nostro, audace nell’andare contro-corrente, refrattario a “etichette”, alieno a ISMI e ad effimere mode, segue con costanza il suo stile personale attento al dettaglio, alla resa dinamica nel figurativo come in quell’INFORMALE-FORMALE di taluni paesaggi che con cromie delicate alludono al mistero dell’INFINITO.

Mentre il tempo ci uccide di minuto in minuto nell’inesorabile panta rei, penetrando in questo microcosmo pittorico, trans-estetico, si prova l’inebriante sensazione di vivere il minuto eterno, quasi un Inno alla vita e alle sfumature del creato: si tratta di forti emozioni che staccano dal qui e dall’ora.

De Troia, seguendo con tenacia il calvario del suo iter pittorico, fa dono di se al fruitore vigile che capta dietro l’immagine un poderoso retroterra umano-estetico, un urlo soffocato di richiamo a VALORI repressi dalla cosiddetta MODERNITA’ contraddistinta dalla categoria della velocità e della fretta. In definitiva Giacomo De Troia, grazie ad una maturazione interiore rara e sorretta da un radicato CREDOsembra aprire, in questo periodo di STASI e di ANTI-ARTE, una rinnovata stagione di ESTETICA AUTENTICA.

Dott.ssa Donatella CARRARO - CRITICO D’ARTE

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GIACOMO DE TROIA: PITTURA SUL TEATRO DELLA VITA

Milano-BreraGalleria-ARTECULTURA Sala Azzurra 4-26 novembre 2004

Giacomo De Troia possiede ancora la fortuna di appartenere a quella, purtroppo rara, schiera di artisti in cui il linguaggio fiabesco, o meglio, apparentemente tale, serve non per evadere dal duro confronto con la realtà, quanto per coglierla nella drammaticità della sua condizione.

Un aspetto espressivo, questo, che risalta con particolare pregnanza in dipinti in cui la figura del clown diventa il coerente simbolismo in cui risuonano ora con allegria, ora con tristezza od angoscia le infinite vicissitudini della vita. Il tema del clown, specialmente a partire dalla fine ottocento , è stato un soggetto frequente nella pittura contemporanea e spesso la sua interpretazione ha voluto sottolineare una volontà della pittura di andare oltre la mitologia o la celebrazione storica, per incontrare la realtà nella sua essenza più schietta e palpitante. Tuttavia non si può sottacere che assai frequentemente la figura del pagliaccio, dipinta da furbi misterianti o da ingenui patetici si è risolta in ovvi e scontati cliché neo-sentimentali. Al contrario nell’opera di De Troia essa diventa il perno visivo e morale di una ricerca in cui la figura clownesca trasmette la sua autentica umanità, senza manierismi. In questo caso la pittura diventa “teatrale”, nel senso più alto del termine, come efficace interpretazione e gli enigmaticiaspetti della commedia u-mana. Dipinti come “Solo tre chiodi, Danzare, Lucignolo, Il Sogno” sono estremamente indicativi in proposito.

In lavori più recenti il pittore, senza alterare la sua limpida fisionomia espressiva, allarga i suoi orizzonti di immagine in trame iconograficamente più complesse ed in cui il colore si fa poesia in organici e caleidoscopici richiami che rivelano il sensibile colorismo dell’artista. In questi dipinti è spesso il mondo della musica con i suoi personaggi a delineare i contorni di una realtà interiore nella quale il momento ironico si collega al grottesco, il tragico alla festa. Particolarmente pregnanti in questo caso appaiono le parole del critico Donatella Carraro, sensibile interprete della pittura di De Troia “… il nostro, audace nell’andare contro-corrente, refrattario a “etichette” , alieno ad ISMI e ad effimere mode, segue con costanza il suo stile personale attento al dettaglio, alla resa dinamica del figurativo come in quell’INFORMALE- FORMALE di taluni paesaggi che con cromie delicate alludono al mistero dell’infinito.

Nella sua densa pittura l’artista denota l’utilizzo di una sintassi espressiva figurale, ma non convenzionalmente naturalistica. Le composizioni, infatti,si arricchiscono di affinità luminose neo-surreali, di ascensionali ritmi dall’incidenza vagamente cubista, interpretati senza un supponente sperimentalismo , ma solo con il gusto di imprimere dinamismo alla forma. Da queste considerazioni emerge chiaramente come la pittura dell’artista abbia una sua inconfondibile identità culturale stilistica dalle sue composizioni si intuisce la forza estetica e comunicativa di un realismo magico ed onirico in riferimento all’apparenza visiva, quanto intensamente umano nello svolgersi delle sue storie emotive in cui riaffiorano i conflitti le contraddizioni le speranze o le inquietudini proprie della vita. Ma il tono di De Troia non è quello della denuncia polemicao del moralismo sterile, piuttosto è una attenta ricognizione e valutazione di quanto si muove dietro le quinte degli avvenimenti o nell’interiore di ognuno. La sua ironia non ha accenti sarcastici o nichilistici, ma è pervaso da un’intima adesione alle dolorose esperienze che spesso accompagnano il difficile ed imprevedibile confronto dell’uomo con la storia e con il suo interiore e misterioso enigma.

Da ARTECULTURA - Teodosio e Giuseppe MARTUCCI